
Foto di gruppo dopo la Messa presieduta da padre Marcello presso la Casa Circondariale della Dozza.
Una delegazione della Casa della Carità di Corticella torna “accàrcere” (come dice la Luciana) per dire a chi ci vive dentro: “Dalle nostre finestre, noi vi vediamo! Vi pensiamo e preghiamo per voi… e oggi abbiamo voluto essere qui con voi… ciascuno con i propri limiti, che però insieme diventano ricchezza… per augurarci la pace e il bene” (sr Rossella a nome di tutti noi).
La Prima Lettura diceva: “Si trovavano tutti insieme nello stesso luogo…” (Atti 2,1) e prima sr Mariapia (delle Missionarie di Madre Teresa) e poi padre Marcello ci hanno invitati a sentirci tutti raggiunti dallo Spirito Santo, che ha fatto uscire gli apostoli dalle loro (nostre) chiusure, rendendoli capaci di incontrare le persone più diverse. Così mai come in quella cappella (che oltre a noi ospiti radunava volontari/e, detenuti e agenti, uomini giovani e meno giovani, bianchi e neri…) abbiamo udito risuonare giuste per noi le parole degli Atti:
“Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, 10della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, 11Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio”. (Atti 2,9-11)
Insieme abbiamo invocato lo Spirito, ascoltato la Parola di Dio e quella di chi l’ha commentata e declinata nella vita, cantato, suonato (chitarra, “loccarina”, bongo e tamburello), battuto le mani (più o meno a tempo), ci siamo scambiati il segno della pace (Luciana girando dappertutto, come sempre, chiedendo anche il nome). Ma soprattutto, insieme ci siamo guardati, noi dalla nostra postazione forzatamente un po’ separata, gli agenti in piedi nei diversi punti di osservazione, i “ragassi” seduti ai loro posti, fuorchè al momento della Comunione, in cui li ho visti muoversi per andare incontro al Pane, come affamati. Qui mi sono commossa, non so perché. O forse lo so: come l’anno scorso (la mia prima Messa in carcere, la Domenica delle Palme) mi affiorava un senso di ribellione per quanto assurdo sia questo mondo separato, che tiene rinchiuse persone ferite, come se questo fosse un rimedio alle ferite di chi vive fuori.
Dalle lacrime al sorriso: i dialoghi dei nostri “piccoli missionari”, campioni di libertà.
1) Luciana abbraccia sr Mariapia (finalmente ha trovato una suora più piccola di lei) e le chiede: “Come sta Madre Teresa?” e l’altra, senza scomporsi: “Benissimo, meglio di me!”.
2) Un agente alto alto si avvicina a Luciana con fare affettuoso per conoscerla e lei attacca con la consueta presentazione: “Ventura Luciana di Cereglio…” poi aggiunge con il dito medio sul naso, guardandolo fisso negli occhi: “Io poi ho paura della polizia!” e lui le si siede accanto: “Ma nooo, ho appena speso 200 euro per rifarmi i denti!”.
3) Sebastiano, passando davanti alle guardie schierate: “A me mi piace Vascooo!!!” e uno gli risponde: “Anche a me!”. Più in là, nell’ennesimo punto di controllo, una serissima donna-poliziotto, oltre il vetro, ci chiede nomi e cognomi, e Seba le fa: “Hai due occhi bellissimi!!!”. Lei ringrazia confusa, e ci fa passare…
Concludo con la domanda di Luciana, che all’uscita ci chiede se in carcere ci sono letti, perché vorrebbe passarci una notte, per fare compagnia a qualcuno. Più tardi, a casa, dirà di volerci tornare a suonare con sr Rossella.
E li chiamano “disabili”…
Sr Antonella
Ecco due pensieri da parte nostra.
Cosa ci siamo portati a casa?
Per prima cosa dei volti: induriti, segnati, anche smarriti. Non sappiamo se abbiamo pregato con loro o per loro, ma poco importa. Di sicuro eravamo lo specchio di una Chiesa povera, peccatrice e bisognosa che lo Spirito Santo le porti pace e salvezza.
Poi abbiamo colto il silenzio assoluto quando ha parlato suor Rossella e poi padre Marcello. Perché questa attenzione? Forse si chiedono: “Ma a questi chi glielo fa fare?”.
E poi quelle carezze fatte al Crocifisso per tutta la lunghezza del corpo. La Risurrezione, lo Spirito Santo, la salvezza eterna sono cose immense, difficili da capire per tutti; la sofferenza del Cristo la comprendiamo tutti, specie chi la sofferenza, per i più svariati motivi, la sta vivendo.
Oggi con il cuore vicino a questi nostri fratelli e pieno di gratitudine, invochiamo lo Spirito Santo:
“Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo Amore”.
Elena e Daniele
Mi meraviglia che la Dozza non abbia preso fuoco, con tutte quelle fiammelle…
Grazie!