Dopo 3 anni, Sorella morte ci ha visitato ancora: stamattina si è portata via il nostro Andrea, che già un anno fa ci aveva fatto pensare di doverlo salutare con l’Unzione. Invece, ha scelto di rimandare la partenza, scavalcare gli 80 anni, regalarci qualche altra perla (sempre più rare, quindi sempre più preziose) e infine addormentarsi nel suo letto, accompagnato fino all’ultimo respiro. Era con noi dal 1994, dopo l’incidente che l’ha costretto in carrozzina e che ha messo fine a una vita piuttosto spericolata. Da quel momento, è iniziata un’altra storia…
Resterà in casa con noi e sarà sempre possibile fargli visita fino al giorno del suo funerale GIOVEDI’ 24 SETTEMBRE ore 10:00 nella chiesa parrocchiale di San Savino
Pregheremo per lui, oltre che nei momenti già previsti del nostro orario quotidiano, anche MERCOLEDI’ 23 ore 21:00 nella nostra cappella
Domenica 24 maggio 2026, Solennità di Pentecoste. Foto di gruppo dopo la Messa presieduta da padre Marcello presso la Casa Circondariale della Dozza.
Una delegazione della Casa della Carità di Corticella torna “accàrcere” (come dice la Luciana) per dire a chi ci vive dentro: “Dalle nostre finestre, noi vi vediamo! Vi pensiamo e preghiamo per voi… e oggi abbiamo voluto essere qui con voi… ciascuno con i propri limiti, che però insieme diventano ricchezza… per augurarci la pace e il bene” (sr Rossella a nome di tutti noi).
La Prima Lettura diceva: “Si trovavano tutti insieme nello stesso luogo…” (Atti 2,1) e prima sr Mariapia (delle Missionarie di Madre Teresa) e poi padre Marcello ci hanno invitati a sentirci tutti raggiunti dallo Spirito Santo, che ha fatto uscire gli apostoli dalle loro (nostre) chiusure, rendendoli capaci di incontrare le persone più diverse. Così mai come in quella cappella (che oltre a noi ospiti radunava volontari/e, detenuti e agenti, uomini giovani e meno giovani, bianchi e neri…) abbiamo udito risuonare giuste per noi le parole degli Atti:
“Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, 10della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, 11Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio”. (Atti 2,9-11)
Insieme abbiamo invocato lo Spirito, ascoltato la Parola di Dio e quella di chi l’ha commentata e declinata nella vita, cantato, suonato (chitarra, “loccarina”, bongo e tamburello), battuto le mani (più o meno a tempo), ci siamo scambiati il segno della pace (Luciana girando dappertutto, come sempre, chiedendo anche il nome). Ma soprattutto, insieme ci siamo guardati, noi dalla nostra postazione forzatamente un po’ separata, gli agenti in piedi nei diversi punti di osservazione, i “ragassi” seduti ai loro posti, fuorchè al momento della Comunione, in cui li ho visti muoversi per andare incontro al Pane, come affamati. Qui mi sono commossa, non so perché. O forse lo so: come l’anno scorso (la mia prima Messa in carcere, la Domenica delle Palme) mi affiorava un senso di ribellione per quanto assurdo sia questo mondo separato, che tiene rinchiuse persone ferite, come se questo fosse un rimedio alle ferite di chi vive fuori.
Dalle lacrime al sorriso: i dialoghi dei nostri “piccoli missionari”, campioni di libertà. 1) Luciana abbraccia sr Mariapia (finalmente ha trovato una suora più piccola di lei) e le chiede: “Come sta Madre Teresa?” e l’altra, senza scomporsi: “Benissimo, meglio di me!”. 2) Un agente alto alto si avvicina a Luciana con fare affettuoso per conoscerla e lei attacca con la consueta presentazione: “Ventura Luciana di Cereglio…” poi aggiunge con il dito medio sul naso, guardandolo fisso negli occhi: “Io poi ho paura della polizia!” e lui le si siede accanto: “Ma nooo, ho appena speso 200 euro per rifarmi i denti!”. 3) Sebastiano, passando davanti alle guardie schierate: “A me mi piace Vascooo!!!” e uno gli risponde: “Anche a me!”. Più in là, nell’ennesimo punto di controllo, una serissima donna-poliziotto, oltre il vetro, ci chiede nomi e cognomi, e Seba le fa: “Hai due occhi bellissimi!!!”. Lei ringrazia confusa, e ci fa passare…
Concludo con la domanda di Luciana, che all’uscita ci chiede se in carcere ci sono letti, perché vorrebbe passarci una notte, per fare compagnia a qualcuno. Più tardi, a casa, dirà di volerci tornare a suonare con sr Rossella. E li chiamano “disabili”…
Sr Antonella
Ecco due pensieri da parte nostra.
Cosa ci siamo portati a casa?
Per prima cosa dei volti: induriti, segnati, anche smarriti. Non sappiamo se abbiamo pregato con loro o per loro, ma poco importa. Di sicuro eravamo lo specchio di una Chiesa povera, peccatrice e bisognosa che lo Spirito Santo le porti pace e salvezza.
Poi abbiamo colto il silenzio assoluto quando ha parlato suor Rossella e poi padre Marcello. Perché questa attenzione? Forse si chiedono: “Ma a questi chi glielo fa fare?”.
E poi quelle carezze fatte al Crocifisso per tutta la lunghezza del corpo. La Risurrezione, lo Spirito Santo, la salvezza eterna sono cose immense, difficili da capire per tutti; la sofferenza del Cristo la comprendiamo tutti, specie chi la sofferenza, per i più svariati motivi, la sta vivendo.
Oggi con il cuore vicino a questi nostri fratelli e pieno di gratitudine, invochiamo lo Spirito Santo: “Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo Amore”.
Questo il tema che ha ispirato la nostra festa di Domenica 17 maggio, una gran bella giornata, grazie alla collaborazione di tanti/e e al meteo che ci ha assistito. In attesa di nuovi appuntamenti verso il 60°, condividiamo l’introduzione alla Messa dell’Ascensione, presieduta da fr. Gianluigi Moreschi (dei Fratelli di San Francesco), coaudiuvato da diversi sacerdoti, diaconi, accoliti e chierichetti, animata da una band molto variegata per età, provenienza e competenze musicali e partecipata da un’assemblea numerosa. Le foto sono gentilmente offerte dal nostro reporter Massimo Mengoli.
INTRODUZIONE ALLA CELEBRAZIONE
(letta da Katia, Tania e sr Rossella)
Ci ritroviamo qui con tanti motivi di gratitudine e gioia e per ri affidarci a Dio Padre, che è stato con noi tutti i giorni di questi 60 anni di vita della Casa! La data ufficiale di anniversario è a ottobre ma già oggi rendiamo grazie di tanta vita.
Nel Vangelo Gesù dice: “andate”. Ringraziamo per questa esperienza che continua a farci fare: essere discepoli e discepole, insieme, al plurale. Grazie per questo andare-insieme alle realtà che abbiamo vicino. La fraternità Tuscolano 99 e le persone detenute, la comunità dell’oratorio e le suore salesiane che quest’anno compiono 100 anni di presenza; l’associazione Nyumba Ali che ne fa 20, la Piccola Famiglia dell’Annunziata di Monte Sole che ricorda i 30 anni della morte di Don Giuseppe Dossetti, la Casa di Pietravolta dove siamo stati da poco in pellegrinaggio.
Gesù dice: “andate in tutto il mondo”. Ringraziamo dei mondi che incontriamo, perché vengono in Casa o perché noi usciamo con loro: le persone che svolgono qui il loro lavoro, come educatori ed educatrici, nella cura, nelle pulizie. Il mondo dei centri diurni dove “ci piace andare a lavorare”, come dicono Laura Adri e Seba. Per l’amicizia che prosegue con la Casa della Gioia e quelle nuove tra Pinguini (se volete saperne di più chiedete all’Adriana) e cavalli (per questo, sentite Tatto).
Ringraziamo per la ricchezza di vita che risulta intrecciata tra ospiti, volontari, famiglie, suore: tutte le persone che rendono viva questa Casa. Le gioie e i dispiaceri di uno, divengono condivisi. Grazie in particolare per i bimbi e le bimbe nate, arrivate e per quelle che sono in pancia. Per chi viene da noi qualche giorno a settimana e dice “mi trovo bene a venire qua”. Per chi svolge ogni più piccolo o più grande servizio.
Grazie per chi non vediamo più così spesso ma sappiamo esserci ed essere in cammino per “scoprire la speranza a cui è chiamata”: Laura, Giada, gli amici del Seminario Regionale (Daniele, Nicola, Matteo e Vito), Noemi e suor Isabela che poco fa ha fatto la prima professione come Carmelitana Minore, in Brasile, dove ci sono i Miricani (eh Lucy?) e anche un pezzo di Famiglia delle Case della Carità.
Grazie per questa Chiesa della terra, che è qui, e per quella che è già in cielo. Al Padre, per mezzo del Figlio, chiediamo lo Spirito Santo per poter continuare a fare altri passi insieme a Lui, “assieme a tutta la gente che ci viene a trovare, a farci compagnia e a stare qui con noi” (come ha detto Lucy), “per continuare a dire grazie e a volerci bene” (come dice Claudia).
Durante la Messa, abbiamo distribuito foglietti e matite e chiesto a ciascuno di scrivere un momento o ricordo legato alla Casa per cui rendere grazie e un sogno/desiderio/progetto per il futuro per mettere in pratica questa gratitudine. Anche oggi potete trovare questi foglietti all’ingresso della casa. Le risposte saranno raccolte e utilizzate per orientare il cammino della nostra comunità.
Dopo la Messa, Daniele Valgimigli e Claudio Reggiani hanno proposto una narrazione a più voci della storia della Casa della Carità di Corticella, con l’aiuto di Silvana Carati, Alberto Montanari, Leandro Ghelli, padre Marcello ed Elisa Giardina. Infine, Caterina Gorini ha declamato un’ode in versi composta per l’occasione da un noto poeta locale (DV), di prossima pubblicazione (?).
Il finale a sorpresa ha visto l’uscita dalla porta di casa di inquietanti segnali di fumo, che hanno accompagnato in scena una strana coppia di pistoleri, che hanno messo fine alla carriera del presentatore.
Il resto è stato un ottimo rinfresco a base di generosità, allegria, amicizia e condivisione, il tutto condito con un pizzico di musica.
E per concludere, ecco cosa hanno ricevuto in dono i partecipanti di quest’anno: le spillette o calamite, realizzate grazie alla disponibilità delle amiche-sorelle dell’Oratorio!
PELLEGRINAGGIO DELLA CDC DI CORTICELLA A MADONNA DI PIETRAVOLTA
“ASCOLTANDO IL GRIDO DEL POVERO SIAMO CHIAMATI A IMMEDESIMARCI COL CUORE DI DIO”
Questo il tema del paragrafo estratto dalla Lettera di Papa Leone “Dilexi te” (nn. 8-12) che ci è stato assegnato quest’anno dalla comunità della Casa di Preghiera per la nostra giornata di maggio a Madonna di Pietravolta. Ci siamo chiesti chi sentiamo gridare oggi (in casa nostra o nel mondo) e per quali motivi. Abbiamo attaccato su un cartellone immagini di persone che gridano e frasi raccolte tra di noi. Al centro, il Cuore di Dio, disegnato dalla nostra Luciana, che ci ha poi illustrato la sua opera: un ovale rosso con dentro Gesù in croce e Gesù senza croce (“vivente” ha detto lei) e tra loro il Santissimo (un ostensorio).
La sera prima della partenza, serata-cinema (per chi resiste al sonno) con il film “Buen Camino” (di e con Checco Zalone). Per qualcuno, poteva aiutarci ad entrare nello spirito del pellegrino, per qualcun altro… per niente! Comunque, preparati o no, siamo partiti in 17, belli carichi e pronti a tutto.
Baciati dal sole e rinfrescati dall’aria pura dei 1140mt, ci hanno accolto festosamente: sr M.Laura, Maurizia e sr Eleonora, insieme a sr Fleurette, ospitata lassù per la sua settimana di preghiera, che ha scelto di condividere con la nostra sr Agata (ora tornata a Corticella).
EUCARISTIA
Le intenzioni che abbiamo ricordato all’inizio della Messa (presieduta da don Luigi Ferrari):
il 60° della nostra Casa, la prima delle tre bolognesi (aperta il 4 ottobre 1966, data scelta perché per la Diocesi di Bologna è festa di San Petronio, mentre il resto del mondo festeggia San Francesco, quest’anno nell’800simo anniversario della morte);
il centenario della presenza delle Figlie di Maria Ausiliatrice nella nostra parrocchia di San Savino, animatrici di un oratorio salesiano che offre un servizio preziosissimo a bimbi, giovani e rispettive famiglie;
la Fraternità “Tuscolano 99” (nostri vicini di casa) che ha appena ospitato le comunità dehoniane del Nord Italia, chiedendoci di celebrare insieme l’Eucaristia nella nostra cappella, nel corso della quale sono stati ricordati gli anniversari di professione. Tra questi, il 50° di p. Marcello e il 60° di p. Giuliano, con i quali collaboriamo e condividiamo regolarmente momenti di preghiera e di festa.
La Chiesa bolognese si prepara alla beatificazione di altri sacerdoti martiri della violenza nazifascista (dopo d. Giovanni Fornasini) e lo farà anche con la “peregrinatio” della pisside traforata da un proiettile e rinvenuta tra le macerie della chiesa di Casaglia, dove è rimasto ucciso don Ubaldo Marchioni insieme alla sua comunità, mentre celebravano l’Eucaristia. La pisside da allora è custodita dalla comunità della Piccola Famiglia dell’Annunziata di Montesole, che ricorda quest’anno il 30° della morte di don Giuseppe Dossetti.
Ricordiamo anche: Alessandra ed Elia, che in questo giorno si uniscono in matrimonio, Gloria (di Castelnovo Sotto-RE) che oggi è partita per offrire il suo servizio all’ospedale di Ampasimanjeva in Madagascar (dopo essere passata a trovarci pochi giorni fa) e Alex Zanardi, della cui morte abbiamo saputo durante il viaggio.
Il PRANZO è all’insegna della semplicità e della condivisione, dopodiché il gruppo si diversifica: c’è chi scende a Fontanaluccia, chi esplora i dintorni, chi si addormenta al sole e chi in chiesa…
ROSARIO DEL GRIDO DEI POVERI
Come Misteri, 5 grida:
Il grido della VITA, cioè dei bambini appena nati (dalla nostra amica Martina, dalla sorella di Christelle, da quella di Maria D.) o che aspettano di nascere (da Chiarina e Riccardo) o che hanno trovato famiglia, come Margherita, in affido a Camilla e Andrea, che è venuta da poco a conoscerci: Claudia ha raccontato il suo incontro ravvicinato con lei…
Il grido della MALATTIA di coloro che si affidano alla nostra preghiera (la lunga lista, che Elena puntualmente aggiorna e legge). Ricordiamo MariaGiulia e la sua testimonianza luminosa…
Il grido del CONTINENTE AFRICANO, da cui provengono la nostra Mery e Silvia (Nigeria), Maghe e sorelle (Tanzania), Christelle e Armelle (Camerun) e sr Josiane (che elenca varie forme di povertà presenti in Madagascar) e che è giunto fino a noi grazie al viaggio di Papa Leone, che ha detto in Camerun:
“Il mondo è distrutto da pochi dominatori ma è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali. Guardiamoci negli occhi: siamo già questo popolo immenso!”
Il grido dei PRIGIONIERI, visitati presso la Casa Circondariale della Dozza da sr Rossella, Benita (che ha raccontato a tavola la sua esperienza ventennale in carcere prima come infermiera e poi come volontaria) e da Michele, giovane medico, specializzato in Psichiatria e da poco assunto per curare i detenuti. Condivide le sue prime impressioni su questo “mondo a parte”…
Il grido della GUERRA attraverso le parole di Mariangela, che frequenta da tempo una famiglia originaria del Nagorno Karabakh (regione caucasica contesa tra Armenia e Azerbaigian), e il messaggio pasquale di un parroco della Cisgiordania (dove i coloni israeliani stanno rendendo la vita impossibile ai palestinesi, cristiani e non).
Ossigenati e felici, ringraziamo la Madonna e il suo Appennino, ma prima di ripartire… foto di gruppo!
Carissimi/e tutti/e, era il 4 ottobre 1966… quando la Casa della Carità di Corticella (già inaugurata dal Card. Lercaro il 25 luglio di quell’anno) apriva le sue porte ai primi Ospiti, alle prime suore Carmelitane MInori e ai primi Volontari, tanto generosi quanto ignari di quello che stava cominciando, grazie alla disponibilità di don Giuseppe Nozzi e della sua comunità parrocchiale. Quindi…
QUEST’ANNO COMPIAMO 60 ANNI!!!
Inizieremo i festeggiamenti nella solennità dell’ASCENSIONE DEL SIGNORE, Mistero a cui è dedicata la nostra Casa. Questo è programma della giornata, a cui siete tutti invitati!
Ovviamente, ogni genere di aiuto è ben gradito… Se volete offrirlo, potete fare riferimento a:
per la cucina, a MARINA ZANELLA
per l’intrattenimento e la logistica, a DANIELE VALGIMIGLI
Lo confesso: per me è stato amore a prima vista. Dalla prima volta (2022), il mio cuore l’ha riconosciuto e amato, ogni volta l’attesa mi ha resa felice di rivederlo, ogni volta lasciarlo mi ha fatto soffrire.
Cosa avete capito? Sto parlando di Pianaccio, l’angolo verde in cui la nostra comunità ogni estate trova rifugio dalla calura, dal traffico e dall’aria pesante della città. Ma non è solo un cambiamento di luogo e di clima ciò che rende speciale la nostra vacanza: è soprattutto un cambiamento di stile, schemi, abitudini, atteggiamenti, relazioni… è fare un’esperienza di liberazione dalla rigidità, la scoperta che tanto (o tutto?) può essere modificato, perché nulla è immutabile, anche se… “si è sempre fatto così”!!!
Ecco allora che la celebrazione dell’Eucaristia (quando abbiamo avuto un sacerdote) è stata felicemente collaudata al pomeriggio anziché al mattino. Ecco che nella preghiera del mattino e della sera abbiamo provato a mettere al centro il Vangelo del giorno. Ecco che, volendo vivere un’ora di adorazione per la pace con tutta la comunità e non potendo farlo nella cappellina troppo piccola, abbiamo trasformato il prato in uno spazio sacro, cinto dal muro di ortensie. Ecco che ogni nuova settimana è cominciata con un’assemblea di ospiti, suore e volontari, in cui esprimere desideri e richieste, prevedere arrivi e partenze, avanzare critiche e proposte (tutto verbalizzato), cosicchè il programma dei giorni a seguire si delineava con il contributo di tutti, e non solo delle suore. Evviva la sinodalità!
La vita a Pianaccio è piena di sorprese, e più ci stai, più ti alleni ad affrontarle. Può essere uno scorpione nel bicchiere o un serpente sotto un vaso, una cuoca che ci fa lezione di ginnastica posturale (mentre qualcuno preferisce il Tai Chi), l’acqua che non esce più dai rubinetti e che ci costringe a lavarci di meno, un black-out che ci riporta ai tempi in cui non c’era l’ascensore (Andrea però forse non li ha rimpianti) ma che ci regala un’ultima cena a lume di candela… Ancora: una nuova amicizia nata in acqua, nel bel mezzo della piscina di Vidiciatico (Federico e la sua mamma), un benefattore che ci offre un pranzo al Rifugio Segavecchia, le colazioni a 5 stelle preparate nella notte dall’amico fornaio (Alex), i fantastici 15enni romagnoli che ci hanno fatto rivedere i nostri pregiudizi sull’adolescenza… Eravamo lontani ma non scollegati dal mondo: sr Rossella è riuscita a mantenere una sua presenza tra i detenuti della Dozza e a partecipare a nome di tutti alla preghiera a Montesole per le vittime della guerra; agli inviti del Papa abbiamo risposto anche noi da lassù, offrendo anche ai locali la possibilità di invocare la pace con l’Adorazione nella chiesa parrocchiale.
Al termine delle 6 settimane abbiamo raccolto i pareri pro e contro l’esperienza fatta da chi è rimasto fino alla fine (e chi volesse aggiungere il proprio sappia che ci farebbe piacere riceverlo): non tutto è piaciuto a tutti, ovviamente, mentre è stata largamente condivisa la preziosità della dimensione comunitaria. Vivere insieme sotto lo stesso tetto e condividere preghiera, pasti, lavoro, relax, gioco… aiutarsi a vicenda nei servizi concreti, rimediare agli immancabili guasti tecnici, affrontare gli imprevisti, gestire i soliti conflitti, inventare modi per coinvolgere grandi e piccoli, accogliere i nuovi arrivati o i visitatori occasionali… e godere della divina bellezza della natura, che da sola stimola a vivere in armonia con se stessi e con gli altri. Pianaccio è tutto questo e molto altro.
E i nostri “padroni di casa” come hanno vissuto la vacanza? Ecco una panoramica veloce per rispondere a tutti quelli che mi hanno chiesto notizie in questi giorni, nella consapevolezza che è impossibile restituirvi qui la bellezza multiforme della sinfonia unica creata dalle loro singole originalità.
Luciana prima di partire si è attardata (strano!) per un ultimo saluto: “Ciao ciao mia cameretta, ciao ciao letto, ciao ciao comodino, ciao ciao armadio…” perché il suo nido era diventato quello, così come la sua base operativa era il tavolo a piano terra, dove ha continuato a scrivere e sovrascrivere note e calendari, rappezzare il suo quadernone, colorare fogli, mani e magliette… ma tutto ciò non le ha impedito di suonare cantare ballare imboccare abbracciare riattaccareidenti e sguazzare in piscina come un pesciolino!!! Claudia ha goduto moltissimo della compagnia: di chi ha disegnato con e per lei, di chi le ha dedicato canzoni su sua richiesta, di chi l’ha caricata e portata in giro (non importa dove, l’importante è andare), tanto da chiedere esplicitamente di restare a Pianaccio, pur desiderando anche di rivedere la mamma e di tornare al Centro. Veronica si è esercitata nel lancio del cucchiaio, sport in cui ha ricevuto riconoscimenti, coccole e in più i festeggiamenti per il suo 31° compleanno. Stefania è stata serena e non ci ha fatto mancare i suoi gorgheggi e le sue sghignazzate. Elena ha continuato a dirigere il traffico domestico, amorevolmente arginata da coordinatrice & socie per non farla stancare, ma ha potuto anche dedicarsi ai suoi hobby: uncinetto, shopping, telefonate, misurazione della pressione… e naturalmente partecipare al campo-famiglie della parrocchia, dove si è distinta nell’arte delle barzellette. Insieme a lei anche Laura, che si conferma dotata di energie inesauribili, nelle pulizie, nei laboratori, nei servizi, nel gioco, nelle camminate… e nel parlare parlare parlare par… Adriana si è espressa nelle sue mansioni consuete (stendere raccogliere apparecchiare sparecchiare spazzare) ma finalmente anche nel gioco, nelle grigliate e soprattutto in piscina, dove l’ho vista felice come una bambina. Mery ci ha stupito per la sua connessione con la situazione, pronta a rispondere alle domande e alle battute, attenta agli altri, partecipe nella liturgia, reattiva alle sollecitazioni (talvolta un po’ troppo), contenta di sfoggiare il meglio del suo sorriso e del suo guardaroba nei giorni di festa. Andrea ha recuperato forze e voce; l’appetito non l’ha mai perso. Le sue Ave Marie hanno scandito i giorni e le notti (per la gioia di chi dormiva in zona), ma anche le sue risonanze sulla Parola sono state perle lanciate… (ai porci?). Piero ha conquistato molti cuori, con le sue cartoline, i suoi slanci affettuosi, le sue risate, i suoi sguardi, i suoi sobbalzi, le sue convocazioni con il dito puntato… insomma con tutta la sua arte mimico-gestuale degna di un attore di teatro. Sebastiano non gli è stato da meno: da cacciatore esperto, ha catturato con la sua rete decine di sprovveduti, in casa, per strada, in piscina, al rifugio, in chiesa, dovunque. La sua preghiera insistente ha bussato alle porte del Cielo ogni giorno intercedendo per le persone più care: i suoi genitori, la cugina, l’amico della polenta, don Giovanni, l’Elena, “quello là che ha detto che quando torna mi porta un bel regalo”, ecc ecc… Tatto resta fedele al suo ruolo di chierichetto in alba bianca, al suo amore per la doccia (?) e alle sue parole-chiave: Rosso! Verde! Basta! A casa! Marcello!
Quale lezione portiamo a casa da Pianaccio?
Innanzitutto, la GRATITUDINE per tutti quelli che ancora rendono possibile un’esperienza tanto bella quanto diversa dal nostro standard abituale (niente Centri Diurni, né servizi educativi, nessuna OSS ad aiutarci, meno volontari ma più stabili e conviventi).
Poi, la CONSAPEVOLEZZA della complessità: i preparativi, la manutenzione, la gestione economica, gli approvvigionamenti, l’assistenza sanitaria, il coordinamento dei volontari, la logistica, l’animazione, la cura per la liturgia… solo un gioco di squadra può far funzionare un simile “baraccone”. In un’epoca che è in continuo cambiamento e che ci chiede di rinnovare le modalità di gestione per renderle sostenibili oggi, con quelli che siamo (e che non siamo più). In questa squadra c’è posto per tutti e ognuno può (deve) metterci il suo pezzetto, senza sensi di colpa e senza presunzione, senza dare per scontato che ci pensi “la suora” o… la Provvidenza (che non è mai mancata, ma che agisce attraverso di noi).
Infine, la bellezza del FAR FAMIGLIA in questa miscela di sacro e profano, divino e umano, contemplazione e azione… che da sempre caratterizza le Case della Carità, una ricetta da custodire e tramandare come strumento della Chiesa per la testimonianza del Vangelo. In montagna come in pianura. Ma… ora che siamo tornati in pianura, voi che siete la nostra famiglia, DOVE SIETE?
A questo punto, lascio la parola ad Andrea: BASTA CHE TI MUOVIIII!!!!