Il nostro saluto ad Andrea

Condividiamo alcune delle parole risuonate nei momenti di preghiera che hanno accompagnato il nostro Andrea dopo la sua partenza (22/09): il Rosario di mercoledì 23 e il funerale di giovedì 24.
Lo facciamo consapevoli di non poter restituire tutta la ricchezza dei sentimenti e dei pensieri emersi dalle tante persone (presenti e assenti) che sono rimaste segnate dalla sua vita e dalla sua morte. Tutto è stato raccolto nell’abbraccio di un Padre che ha voluto consolarci con le Sue Parole, che in questi giorni sono sembrate (perché lo sono sempre) straordinariamente “giuste” per noi e per lui!

ROSARIO INSIEME AD ANDREA

1° MOMENTO- UNA VITA SPERICOLATA
Come ho conosciuto Andrea.
Io non lo avevo mai visto durante i giovedì pomeriggio che venivo alla Casa per fare tirocinio in vista del servizio. Poi ho iniziato ed una sera mi sono trovato solo verso ora di cena perché le suore avevano qualche impegno. Già ero agitato per la situazione che tutti chiedevano a me… Entra questo signore arrivato in motorino… sembra un po’ubriaco ma si muove per casa conoscendola. Chiede di suor Teresa. Va in bagno, poi in sala. Io non mi fido e lo seguo, non so che fare, chi è?
Solo che bisogna andare a cena, lui non viene. Cosa starà facendo? Ruba? Così mi alzo per l’ennesima volta a vedere: in sala non c’è, in bagno neanche. È nel camerone degli uomini, si è messo a letto vestito e puzzolente nel letto di Roberto Matteucci che era ancora alzato. Si è acceso una sigaretta ma si è addormentato e la sigaretta gli è caduta dalla bocca sul maglione di acrilico. Quando arrivo io c’era già un buco di 10cm…lui dorme! Spengo il maglione e lo sveglio ma lui vuole essere lasciato in pace. Sono deciso a buttarlo fuori ma arriva la Laura Caprarelli che gli fa una gran festa. Mi dice: è Meneganti!!! Poi tornano le suore e la Teresa gli fa fare un bagno, butta i vestiti e gliene da altri e Meneganti inforca il suo motorino per la tappa successiva…(Stefano)

La sua vita spericolata e senza limiti gli era rimasta dentro, per esempio nel voler sempre andare, muoversi con la carrozzina, che cercava di spingere con le sue lunghe braccia che arrivavano fino a togliere i freni e spingere le ruote. Arrivando in ogni dove, anche a costo di farsi del male. Come quando finì ricoverato dopo aver bevuto il sapone. Fino a quel giorno era rimasto un accanito fumatore ma, dopo la polmonite, le sigarette furono eliminate e a chi chiedeva l’amata sigaretta, aggiungeva “perché mi perviene”.
(Sr Ines) Non l’ho fatto la settimana scorsa per non farlo arrabbiare e certo non lo rifarei oggi per evitare sorprese di cantargli a debita distanza: “È primavera/ fuma la ciminiera, /il Meneganti le sigarette non fuma più. Le fuma Giulio/ o Gianni o Mastellini, il Meneganti le sigarette non fuma più!”. Almeno alla benedizione finale mettete tanto incenso per far fumo!!!
A una catechista che durante un incontro ci ha chiesto: “di cosa avete bisogno per i vostri ospiti?” lui ha risposto: “Di un FRENO”. La sua vita prima ci ha fatto pensare alla parabola del figliol prodigo. In punta di piedi diciamo che è un po’ come se l’incidente per lui avesse voluto dire fermarsi, trovare casa, trovare affetti. Qui è rimasto per 30 anni.

ALLELUIA ALLELUIA ALLELUIA
Dal Vangelo secondo Luca
“Un uomo aveva due figli. 12Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. 13Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. 14Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. 16Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. 17Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; 19non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. 20Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e
lo baciò. 21Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. 22Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. 23Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

PADRE NOSTRO E AVE MARIA

2° MOMENTO- LA SUA LITURGIA
Tra le tante cose ricordo un suo fulminante commento al Vangelo della domenica condiviso davanti al Santissimo, era la parabola del giudice disonesto. Alla domanda rivolta ai presenti su che cosa avessero fatto sempre, senza stancarsi, Andrea prontamente rispose: ‘Mendicare’. Una sintesi della sua vita. (sr Ines)
Un’altra volta gli era stato chiesto: “Che cos’è la verità?” e lui aveva risposto: “la verità è l’amore di Dio.”
Ricordiamo anche la sua intraprendenza al momento del rosario. Partiva a recitare le ave marie e il padre nostro anche quando non era il suo turno e, immancabilmente, si alzava il coro delle altre: “Andrea, non tocca a te”, “stai sitto (zitto)?” “dopo lo dici tu dai”. A messa i celebranti, anche i più nuovi, lo notavano perché era capace di intervenire a segno per il “per cristo, con cristo e in cristo” o per il Padre nostro detto con grinta.
Sei morto nel tuo letto, nel letto di quella casa che ti ha accolto, spericolato e amato, e che anche tu hai accolto e amato, proprio nel giorno in cui il Vangelo di Luca ci ricorda che madre e fratelli sono coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica. “Ecco!” dicevi ogni tanto. “Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà”. E tutto torna. Adesso ti tocca di lavorare… perché devi proprio intercedere presso il Padre per ognuno di noi! (Chiara)

ALLELUIA ALLELUIA ALLELUIA
Dal Vangelo secondo Luca In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti». Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».
PADRE NOSTRO E AVE MARIA

3° MOMENTO- LE RELAZIONI
Caro Andrea, “Vecchio scarpone, quanto tempo è passato, quanti pantaloni hai bucato… tu!!!” [con le sigarette] Oggi hai giocato la partita più importante, non a briscola stavolta, ma con Dio. Gli avrai detto: “Basta che ti muovi”? perché Lui ascolta chi lo invoca con cuore sincero. Ce lo hai detto anche a noi tante volte, come a ricordarci di non perdere tempo, che è prezioso. E tu questo tempo l’hai usato fino in fondo, spegnendoti lentamente, come un lumicino, sempre più silenzioso, facendoci quasi abituare alla tua assenza, preparandoci discretamente e piano piano al distacco. (Chiara)
Anche nell’ultimo tempo in cui le parole si erano fatte rare, rimaneva una persona dallo sguardo vispo, dal viso che si apriva in un simpatico sorriso.
Qual è il buon annunzio di cui parla il vangelo? Che è importante il tempo passato con le persone e che Andrea ci ha fatto un grande dono del tempo vissuto con noi. (Antonio)
“Diede loro forza” dice il vangelo. Andrea è riuscito tante volte a passare per buchi stretti, in cui sembrava che non ce l’avrebbe fatta. Ma poi riusciva a saltarci fuori con tanta forza. E altrettanto, era capace di trasmettere forza a chi si accostava a lui. (Massimo)
Riportiamo alcuni ricordi degli ospiti:
“Amava giocare a carte e voleva sempre vincere. Ci manca la sua compagnia, il suo cantare, il suo parlare.” (Elena) “Andrea: maschio forte, maschio buono, prega troppo.” (Mary) “Mi piaceva tanto quando cantava “Io vagabondo”. Lui mi voleva bene… quando lo alzavano, dicevo a quelli che lo alzavano: “Andate piano, per favore!”.” (Sebastiano)
“Una mattina mi ha detto: “Ciao bella!” e io gli ho risposto: “Grazie, sei molto gentile!”. Lui mi ha fatto un bel sorriso e mi è sembrato un bel regalo.” (Laura)

ALLELUIA ALLELUIA ALLELUIA
Dal Vangelo secondo Luca In quel tempo, Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi. Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro». Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.
PADRE NOSTRO E AVE MARIA

4° e 5° MOMENTO PER INTERVENTI LIBERI
CANTO
Chi vuole, al microfono, esprime con un breve intervento (qualche minuto) un incontro/un ricordo di Andrea che offre a tutti come spunto di preghiera. Dopo 3 interventi cantiamo un ritornello e recitiamo la decina.
PADRE NOSTRO E AVE MARIA
SALVE REGINA
Preghiera finale

INTRODUZIONE ALLA CELEBRAZIONE EUCARISTICA DEL FUNERALE
Andrea è una vecchia conoscenza della nostra parrocchia, ancora prima di entrare alla
Casa Carità, cosa che avvenne nel 1994.
Nato a Porretta Terme nel 1945, residente nella frazione di Capugnano, come precisava
sempre.
La relazione con la nostra parrocchia, con l’allora parroco Don Giuseppe Nozzi, nasce
a seguito del cambiamento della Legge che, per quelle persone bisognose di assistenza
e cura sanitaria, prevedeva di assegnare le stesse in luoghi esterni accoglienti che
fossero in grado di programmare un cammino di attività, anche lavorativo.
In particolare, erano allora coinvolte le parrocchie.
Così nasce la relazione con Andrea che, per tanti motivi, dovuti anche alla faticosa
esperienza di vita che aveva già vissuto, ha sempre avuto un po’ di difficoltà nell’essere
coinvolto in modo proattivo verso le proposte che di volta in volta venivano offerte.
Poi col tempo, rilevata una situazione sempre più faticosa nel gestirsi autonomamente
e quindi sempre di più non autosufficiente, venne accolto alla Casa della Carità di
Corticella nel 1994.
E’ sempre stato educato e molto rispettoso verso lo stile di vita della Casa.
Ha sempre partecipato, fin che ha potuto, a tutti momenti di festa e a quelli di
preghiera.
Anzi, proprio per questi ultimi, in tante occasioni, al commento del Vangelo durante il
vespro ma anche in altri momenti, interveniva con sapienza lasciando tutti a bocca
aperta.
Ma questo era Andrea, tu gli chiedevi: “Chi è il numero 1?”, lui rispondeva: “Io”, e allora
di nuovo: “Andrea, dimmi chi è il Numero 1?” … lui ti guardava seriamente e diceva:
“Gesù”.
Questo è il dono del Signore alla nostra Casa della Carità di Corticella. Che poi significa
che il Signore prima ci ha donato questa Santa Casa, famiglia di famiglie nel Suo nome.
E questo Dono si chiama Andrea Meneganti.
Personaggio burbero ma sempre paziente e tranquillo, furbo e divertente, quando ti
sorrideva con quegli occhi furbi e astuti, era impossibile non ridere e non
commuoverti.
Quel “Basta che ti muovi” è proprio da teologo.
Poi la malattia lentamente gli ha sottratto la possibilità di muoversi e la capacità di
relazionarsi che è sempre andata scemando. Quindi le complicazioni cardiache e
polmonari.
E oggi, caro Andrea, siamo tutti a salutarti in questa festa e stiamo guardando in Alto,
verso San Pietro, ascoltando ancora una volta la tua voce mentre tu gli ripeti:
“Basta che ti muovi” perché oggi vedi anche la grazia di essere sotto il manto di Maria.
Hai sempre pregato e partecipato attivamente alla preghiera, sempre!
Il Signore e Sua Madre Maria lo sanno molto meglio di noi.
Grazie Andrea!
(Claudio Reggiani)

ATTO PENITENZIALE
Andrea, con il suo carattere e il suo stile, ci invita a conversione. Accogliamo questo invito per disporci ad accompagnarlo.

«Affrettatevi a entrare nel riposo del Signore»
Crediamo di riposare e siamo soltanto pigri, non ci muoviamo. Signore, pietà.

«Per Cristo, con Cristo e in Cristo»
Facciamo tante cose, ma senza di te. Cristo, pietà.

«Gridate a Dio ed egli vi libererà»
La nostra preghiera è spenta e senza cuore. Signore, pietà.

Dio, grande nell’amore, abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna.

OMELIA DI DON GIOVANNI MAZZANTI

Sotto lo sguardo della Madonna di San Luca

RispondiIl nostro saluto ad Andrea

CIAO ANDREA!

Dopo 3 anni, Sorella morte ci ha visitato ancora: stamattina si è portata via il nostro Andrea, che già un anno fa ci aveva fatto pensare di doverlo salutare con l’Unzione. Invece, ha scelto di rimandare la partenza, scavalcare gli 80 anni, regalarci qualche altra perla (sempre più rare, quindi sempre più preziose) e infine addormentarsi nel suo letto, accompagnato fino all’ultimo respiro. Era con noi dal 1994, dopo l’incidente che l’ha costretto in carrozzina e che ha messo fine a una vita piuttosto spericolata. Da quel momento, è iniziata un’altra storia…

Resterà in casa con noi e sarà sempre possibile fargli visita fino al giorno del suo funerale GIOVEDI’ 24 SETTEMBRE ore 10:00
nella chiesa parrocchiale di San Savino

Pregheremo per lui, oltre che nei momenti già previsti del nostro orario quotidiano, anche
MERCOLEDI’ 23 ore 21:00
nella nostra cappella

“BASTA CHE TI MUOVI!!!”

RispondiCIAO ANDREA!

Pentecoste 2026

Domenica 24 maggio 2026, Solennità di Pentecoste.
Foto di gruppo dopo la Messa presieduta da padre Marcello presso la Casa Circondariale della Dozza.

Una delegazione della Casa della Carità di Corticella torna “accàrcere” (come dice la Luciana) per dire a chi ci vive dentro: “Dalle nostre finestre, noi vi vediamo! Vi pensiamo e preghiamo per voi… e oggi abbiamo voluto essere qui con voi… ciascuno con i propri limiti, che però insieme diventano ricchezza… per augurarci la pace e il bene” (sr Rossella a nome di tutti noi).

La Prima Lettura diceva: “Si trovavano tutti insieme nello stesso luogo…” (Atti 2,1) e prima sr Mariapia (delle Missionarie di Madre Teresa) e poi padre Marcello ci hanno invitati a sentirci tutti raggiunti dallo Spirito Santo, che ha fatto uscire gli apostoli dalle loro (nostre) chiusure, rendendoli capaci di incontrare le persone più diverse. Così mai come in quella cappella (che oltre a noi ospiti radunava volontari/e, detenuti e agenti, uomini giovani e meno giovani, bianchi e neri…) abbiamo udito risuonare giuste per noi le parole degli Atti:

“Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, 10della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, 11Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio”. (Atti 2,9-11)

Insieme abbiamo invocato lo Spirito, ascoltato la Parola di Dio e quella di chi l’ha commentata e declinata nella vita, cantato, suonato (chitarra, “loccarina”, bongo e tamburello), battuto le mani (più o meno a tempo), ci siamo scambiati il segno della pace (Luciana girando dappertutto, come sempre, chiedendo anche il nome). Ma soprattutto, insieme ci siamo guardati, noi dalla nostra postazione forzatamente un po’ separata, gli agenti in piedi nei diversi punti di osservazione, i “ragassi” seduti ai loro posti, fuorchè al momento della Comunione, in cui li ho visti muoversi per andare incontro al Pane, come affamati. Qui mi sono commossa, non so perché. O forse lo so: come l’anno scorso (la mia prima Messa in carcere, la Domenica delle Palme) mi affiorava un senso di ribellione per quanto assurdo sia questo mondo separato, che tiene rinchiuse persone ferite, come se questo fosse un rimedio alle ferite di chi vive fuori.

Dalle lacrime al sorriso: i dialoghi dei nostri “piccoli missionari”, campioni di libertà.
1) Luciana abbraccia sr Mariapia (finalmente ha trovato una suora più piccola di lei) e le chiede: “Come sta Madre Teresa?” e l’altra, senza scomporsi: “Benissimo, meglio di me!”.
2) Un agente alto alto si avvicina a Luciana con fare affettuoso per conoscerla e lei attacca con la consueta presentazione: “Ventura Luciana di Cereglio…” poi aggiunge con il dito medio sul naso, guardandolo fisso negli occhi: “Io poi ho paura della polizia!” e lui le si siede accanto: “Ma nooo, ho appena speso 200 euro per rifarmi i denti!”.
3) Sebastiano, passando davanti alle guardie schierate: “A me mi piace Vascooo!!!” e uno gli risponde: “Anche a me!”. Più in là, nell’ennesimo punto di controllo, una serissima donna-poliziotto, oltre il vetro, ci chiede nomi e cognomi, e Seba le fa: “Hai due occhi bellissimi!!!”. Lei ringrazia confusa, e ci fa passare…

Concludo con la domanda di Luciana, che all’uscita ci chiede se in carcere ci sono letti, perché vorrebbe passarci una notte, per fare compagnia a qualcuno. Più tardi, a casa, dirà di volerci tornare a suonare con sr Rossella.
E li chiamano “disabili”…

Sr Antonella

Ecco due pensieri da parte nostra.

Cosa ci siamo portati a casa?

Per prima cosa dei volti: induriti, segnati, anche smarriti. Non sappiamo se abbiamo pregato con loro o per loro, ma poco importa. Di sicuro eravamo lo specchio di una Chiesa povera, peccatrice e bisognosa che lo Spirito Santo le porti pace e salvezza.

Poi abbiamo colto il silenzio assoluto quando ha parlato suor Rossella e poi padre Marcello. Perché questa attenzione? Forse si chiedono: “Ma a questi chi glielo fa fare?”.

E poi quelle carezze fatte al Crocifisso per tutta la lunghezza del corpo. La Risurrezione, lo Spirito Santo, la salvezza eterna sono cose immense, difficili da capire per tutti; la sofferenza del Cristo la comprendiamo tutti, specie chi la sofferenza, per i più svariati motivi, la sta vivendo.

Oggi con il cuore vicino a questi nostri fratelli e pieno di gratitudine, invochiamo lo Spirito Santo:
“Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo Amore”.

Elena e Daniele

RispondiPentecoste 2026

Radici di Carità, custodi di Umanità

Questo il tema che ha ispirato la nostra festa di Domenica 17 maggio, una gran bella giornata, grazie alla collaborazione di tanti/e e al meteo che ci ha assistito. In attesa di nuovi appuntamenti verso il 60°, condividiamo l’introduzione alla Messa dell’Ascensione, presieduta da fr. Gianluigi Moreschi (dei Fratelli di San Francesco), coaudiuvato da diversi sacerdoti, diaconi, accoliti e chierichetti, animata da una band molto variegata per età, provenienza e competenze musicali e partecipata da un’assemblea numerosa. Le foto sono gentilmente offerte dal nostro reporter Massimo Mengoli.

INTRODUZIONE ALLA CELEBRAZIONE

(letta da Katia, Tania e sr Rossella)

Ci ritroviamo qui con tanti motivi di gratitudine e gioia e per ri affidarci a Dio Padre, che è stato con noi tutti i giorni di questi 60 anni di vita della Casa! La data ufficiale di anniversario è a ottobre ma già oggi rendiamo grazie di tanta vita.

Nel Vangelo Gesù dice: “andate”. Ringraziamo per questa esperienza che continua a farci fare: essere discepoli e discepole, insieme, al plurale. Grazie per questo andare-insieme alle realtà che abbiamo vicino. La fraternità Tuscolano 99 e le persone detenute, la comunità dell’oratorio e le suore salesiane che quest’anno compiono 100 anni di presenza; l’associazione Nyumba Ali che ne fa 20, la Piccola Famiglia dell’Annunziata di Monte Sole che ricorda i 30 anni della morte di Don Giuseppe Dossetti, la Casa di Pietravolta dove siamo stati da poco in pellegrinaggio.

Gesù dice: “andate in tutto il mondo”. Ringraziamo dei mondi che incontriamo, perché vengono in Casa o perché noi usciamo con loro: le persone che svolgono qui il loro lavoro, come educatori ed educatrici, nella cura, nelle pulizie. Il mondo dei centri diurni dove “ci piace andare a lavorare”, come dicono Laura Adri e Seba. Per l’amicizia che prosegue con la Casa della Gioia e quelle nuove tra Pinguini (se volete saperne di più chiedete all’Adriana) e cavalli (per questo, sentite Tatto).

Ringraziamo per la ricchezza di vita che risulta intrecciata tra ospiti, volontari, famiglie, suore: tutte le persone che rendono viva questa Casa. Le gioie e i dispiaceri di uno, divengono condivisi. Grazie in particolare per i bimbi e le bimbe nate, arrivate e per quelle che sono in pancia. Per chi viene da noi qualche giorno a settimana e dice “mi trovo bene a venire qua”. Per chi svolge ogni più piccolo o più grande servizio.

Grazie per chi non vediamo più così spesso ma sappiamo esserci ed essere in cammino per “scoprire la speranza a cui è chiamata”: Laura, Giada, gli amici del Seminario Regionale (Daniele, Nicola, Matteo e Vito), Noemi e suor Isabela che poco fa ha fatto la prima professione come Carmelitana Minore, in Brasile, dove ci sono i Miricani (eh Lucy?) e anche un pezzo di Famiglia delle Case della Carità.

Grazie per questa Chiesa della terra, che è qui, e per quella che è già in cielo. Al Padre, per mezzo del Figlio, chiediamo lo Spirito Santo per poter continuare a fare altri passi insieme a Lui, “assieme a tutta la gente che ci viene a trovare, a farci compagnia e a stare qui con noi” (come ha detto Lucy), “per continuare a dire grazie e a volerci bene” (come dice Claudia).

Durante la Messa, abbiamo distribuito foglietti e matite e chiesto a ciascuno di scrivere un momento o ricordo legato alla Casa per cui rendere grazie e un sogno/desiderio/progetto per il futuro per mettere in pratica questa gratitudine. Anche oggi potete trovare questi foglietti all’ingresso della casa. Le risposte saranno raccolte e utilizzate per orientare il cammino della nostra comunità.


Dopo la Messa, Daniele Valgimigli e Claudio Reggiani hanno proposto una narrazione a più voci della storia della Casa della Carità di Corticella, con l’aiuto di Silvana Carati, Alberto Montanari, Leandro Ghelli, padre Marcello ed Elisa Giardina. Infine, Caterina Gorini ha declamato un’ode in versi composta per l’occasione da un noto poeta locale (DV), di prossima pubblicazione (?).

Il finale a sorpresa ha visto l’uscita dalla porta di casa di inquietanti segnali di fumo, che hanno accompagnato in scena una strana coppia di pistoleri, che hanno messo fine alla carriera del presentatore.

Il resto è stato un ottimo rinfresco a base di generosità, allegria, amicizia e condivisione, il tutto condito con un pizzico di musica.

E per concludere, ecco cosa hanno ricevuto in dono i partecipanti di quest’anno: le spillette o calamite, realizzate grazie alla disponibilità delle amiche-sorelle dell’Oratorio!

Arrivederci al prossimo appuntamento…

VERSO IL 60°!!!

RispondiRadici di Carità, custodi di Umanità

Buen Camino!

Sabato 2 maggio 2026

PELLEGRINAGGIO DELLA CDC DI CORTICELLA A MADONNA DI PIETRAVOLTA

“ASCOLTANDO IL GRIDO DEL POVERO
SIAMO CHIAMATI A IMMEDESIMARCI COL CUORE DI DIO”

Questo il tema del paragrafo estratto dalla Lettera di Papa Leone “Dilexi te” (nn. 8-12) che ci è stato assegnato quest’anno dalla comunità della Casa di Preghiera per la nostra giornata di maggio a Madonna di Pietravolta.
Ci siamo chiesti chi sentiamo gridare oggi (in casa nostra o nel mondo) e per quali motivi. Abbiamo attaccato su un cartellone immagini di persone che gridano e frasi raccolte tra di noi. Al centro, il Cuore di Dio, disegnato dalla nostra Luciana, che ci ha poi illustrato la sua opera: un ovale rosso con dentro Gesù in croce e Gesù senza croce (“vivente” ha detto lei) e tra loro il Santissimo (un ostensorio).

La sera prima della partenza, serata-cinema (per chi resiste al sonno) con il film “Buen Camino” (di e con Checco Zalone). Per qualcuno, poteva aiutarci ad entrare nello spirito del pellegrino, per qualcun altro… per niente! Comunque, preparati o no, siamo partiti in 17, belli carichi e pronti a tutto.

Baciati dal sole e rinfrescati dall’aria pura dei 1140mt, ci hanno accolto festosamente: sr M.Laura, Maurizia e sr Eleonora, insieme a sr Fleurette, ospitata lassù per la sua settimana di preghiera, che ha scelto di condividere con la nostra sr Agata (ora tornata a Corticella).

EUCARISTIA

Le intenzioni che abbiamo ricordato all’inizio della Messa (presieduta da don Luigi Ferrari):

  • il 60° della nostra Casa, la prima delle tre bolognesi (aperta il 4 ottobre 1966, data scelta perché per la Diocesi di Bologna è festa di San Petronio, mentre il resto del mondo festeggia San Francesco, quest’anno nell’800simo anniversario della morte);
  • il centenario della presenza delle Figlie di Maria Ausiliatrice nella nostra parrocchia di San Savino, animatrici di un oratorio salesiano che offre un servizio preziosissimo a bimbi, giovani e rispettive famiglie;
  • la Fraternità “Tuscolano 99” (nostri vicini di casa) che ha appena ospitato le comunità dehoniane del Nord Italia, chiedendoci di celebrare insieme l’Eucaristia nella nostra cappella, nel corso della quale sono stati ricordati gli anniversari di professione. Tra questi, il 50° di p. Marcello e il 60° di p. Giuliano, con i quali collaboriamo e condividiamo regolarmente momenti di preghiera e di festa.
  • La Chiesa bolognese si prepara alla beatificazione di altri sacerdoti martiri della violenza nazifascista (dopo d. Giovanni Fornasini) e lo farà anche con la “peregrinatio” della pisside traforata da un proiettile e rinvenuta tra le macerie della chiesa di Casaglia, dove è rimasto ucciso don Ubaldo Marchioni insieme alla sua comunità, mentre celebravano l’Eucaristia. La pisside da allora è custodita dalla comunità della Piccola Famiglia dell’Annunziata di Montesole, che ricorda quest’anno il 30° della morte di don Giuseppe Dossetti.
  • Ricordiamo anche: Alessandra ed Elia, che in questo giorno si uniscono in matrimonio, Gloria (di Castelnovo Sotto-RE) che oggi è partita per offrire il suo servizio all’ospedale di Ampasimanjeva in Madagascar (dopo essere passata a trovarci pochi giorni fa) e Alex Zanardi, della cui morte abbiamo saputo durante il viaggio.

Il PRANZO è all’insegna della semplicità e della condivisione, dopodiché il gruppo si diversifica: c’è chi scende a Fontanaluccia, chi esplora i dintorni, chi si addormenta al sole e chi in chiesa…

ROSARIO DEL GRIDO DEI POVERI

Come Misteri, 5 grida:

  • Il grido della VITA, cioè dei bambini appena nati (dalla nostra amica Martina, dalla sorella di Christelle, da quella di Maria D.) o che aspettano di nascere (da Chiarina e Riccardo) o che hanno trovato famiglia, come Margherita, in affido a Camilla e Andrea, che è venuta da poco a conoscerci: Claudia ha raccontato il suo incontro ravvicinato con lei…

  • Il grido della MALATTIA di coloro che si affidano alla nostra preghiera (la lunga lista, che Elena puntualmente aggiorna e legge). Ricordiamo MariaGiulia e la sua testimonianza luminosa…

  • Il grido del CONTINENTE AFRICANO, da cui provengono la nostra Mery e Silvia (Nigeria), Maghe e sorelle (Tanzania), Christelle e Armelle (Camerun) e sr Josiane (che elenca varie forme di povertà presenti in Madagascar) e che è giunto fino a noi grazie al viaggio di Papa Leone, che ha detto in Camerun:

“Il mondo è distrutto da pochi dominatori ma è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali. Guardiamoci negli occhi: siamo già questo popolo immenso!”

  • Il grido dei PRIGIONIERI, visitati presso la Casa Circondariale della Dozza da sr Rossella, Benita (che ha raccontato a tavola la sua esperienza ventennale in carcere prima come infermiera e poi come volontaria) e da Michele, giovane medico, specializzato in Psichiatria e da poco assunto per curare i detenuti. Condivide le sue prime impressioni su questo “mondo a parte”…

  • Il grido della GUERRA attraverso le parole di Mariangela, che frequenta da tempo una famiglia originaria del Nagorno Karabakh (regione caucasica contesa tra Armenia e Azerbaigian), e il messaggio pasquale di un parroco della Cisgiordania (dove i coloni israeliani stanno rendendo la vita impossibile ai palestinesi, cristiani e non).

Ossigenati e felici, ringraziamo la Madonna e il suo Appennino, ma prima di ripartire… foto di gruppo!

E per chi salirà a Pietravolta dopo di noi:

BUEN CAMINO!!!

RispondiBuen Camino!

Festa della Casa 2026

Carissimi/e tutti/e, era il 4 ottobre 1966… quando la Casa della Carità di Corticella (già inaugurata dal Card. Lercaro il 25 luglio di quell’anno) apriva le sue porte ai primi Ospiti, alle prime suore Carmelitane MInori e ai primi Volontari, tanto generosi quanto ignari di quello che stava cominciando, grazie alla disponibilità di don Giuseppe Nozzi e della sua comunità parrocchiale. Quindi…

QUEST’ANNO COMPIAMO 60 ANNI!!!

Inizieremo i festeggiamenti nella solennità dell’ASCENSIONE DEL SIGNORE, Mistero a cui è dedicata la nostra Casa. Questo è programma della giornata, a cui siete tutti invitati!


Ovviamente, ogni genere di aiuto è ben gradito… Se volete offrirlo, potete fare riferimento a:

  • per la cucina, a MARINA ZANELLA
  • per l’intrattenimento e la logistica, a DANIELE VALGIMIGLI
  • per la liturgia, a sr ROSSELLA

Vi aspettiamooooooooooooo

RispondiFesta della Casa 2026