PELLEGRINAGGIO DELLA CDC DI CORTICELLA A MADONNA DI PIETRAVOLTA
“ASCOLTANDO IL GRIDO DEL POVERO SIAMO CHIAMATI A IMMEDESIMARCI COL CUORE DI DIO”
Questo il tema del paragrafo estratto dalla Lettera di Papa Leone “Dilexi te” (nn. 8-12) che ci è stato assegnato quest’anno dalla comunità della Casa di Preghiera per la nostra giornata di maggio a Madonna di Pietravolta. Ci siamo chiesti chi sentiamo gridare oggi (in casa nostra o nel mondo) e per quali motivi. Abbiamo attaccato su un cartellone immagini di persone che gridano e frasi raccolte tra di noi. Al centro, il Cuore di Dio, disegnato dalla nostra Luciana, che ci ha poi illustrato la sua opera: un ovale rosso con dentro Gesù in croce e Gesù senza croce (“vivente” ha detto lei) e tra loro il Santissimo (un ostensorio).
La sera prima della partenza, serata-cinema (per chi resiste al sonno) con il film “Buen Camino” (di e con Checco Zalone). Per qualcuno, poteva aiutarci ad entrare nello spirito del pellegrino, per qualcun altro… per niente! Comunque, preparati o no, siamo partiti in 17, belli carichi e pronti a tutto.
Baciati dal sole e rinfrescati dall’aria pura dei 1140mt, ci hanno accolto festosamente: sr M.Laura, Maurizia e sr Eleonora, insieme a sr Fleurette, ospitata lassù per la sua settimana di preghiera, che ha scelto di condividere con la nostra sr Agata (ora tornata a Corticella).
EUCARISTIA
Le intenzioni che abbiamo ricordato all’inizio della Messa (presieduta da don Luigi Ferrari):
il 60° della nostra Casa, la prima delle tre bolognesi (aperta il 4 ottobre 1966, data scelta perché per la Diocesi di Bologna è festa di San Petronio, mentre il resto del mondo festeggia San Francesco, quest’anno nell’800simo anniversario della morte);
il centenario della presenza delle Figlie di Maria Ausiliatrice nella nostra parrocchia di San Savino, animatrici di un oratorio salesiano che offre un servizio preziosissimo a bimbi, giovani e rispettive famiglie;
la Fraternità “Tuscolano 99” (nostri vicini di casa) che ha appena ospitato le comunità dehoniane del Nord Italia, chiedendoci di celebrare insieme l’Eucaristia nella nostra cappella, nel corso della quale sono stati ricordati gli anniversari di professione. Tra questi, il 50° di p. Marcello e il 60° di p. Giuliano, con i quali collaboriamo e condividiamo regolarmente momenti di preghiera e di festa.
La Chiesa bolognese si prepara alla beatificazione di altri sacerdoti martiri della violenza nazifascista (dopo d. Giovanni Fornasini) e lo farà anche con la “peregrinatio” della pisside traforata da un proiettile e rinvenuta tra le macerie della chiesa di Casaglia, dove è rimasto ucciso don Ubaldo Marchioni insieme alla sua comunità, mentre celebravano l’Eucaristia. La pisside da allora è custodita dalla comunità della Piccola Famiglia dell’Annunziata di Montesole, che ricorda quest’anno il 30° della morte di don Giuseppe Dossetti.
Ricordiamo anche: Alessandra ed Elia, che in questo giorno si uniscono in matrimonio, Gloria (di Castelnovo Sotto-RE) che oggi è partita per offrire il suo servizio all’ospedale di Ampasimanjeva in Madagascar (dopo essere passata a trovarci pochi giorni fa) e Alex Zanardi, della cui morte abbiamo saputo durante il viaggio.
Il PRANZO è all’insegna della semplicità e della condivisione, dopodiché il gruppo si diversifica: c’è chi scende a Fontanaluccia, chi esplora i dintorni, chi si addormenta al sole e chi in chiesa…
ROSARIO DEL GRIDO DEI POVERI
Come Misteri, 5 grida:
Il grido della VITA, cioè dei bambini appena nati (dalla nostra amica Martina, dalla sorella di Christelle, da quella di Maria D.) o che aspettano di nascere (da Chiarina e Riccardo) o che hanno trovato famiglia, come Margherita, in affido a Camilla e Andrea, che è venuta da poco a conoscerci: Claudia ha raccontato il suo incontro ravvicinato con lei…
Il grido della MALATTIA di coloro che si affidano alla nostra preghiera (la lunga lista, che Elena puntualmente aggiorna e legge). Ricordiamo MariaGiulia e la sua testimonianza luminosa…
Il grido del CONTINENTE AFRICANO, da cui provengono la nostra Mery e Silvia (Nigeria), Maghe e sorelle (Tanzania), Christelle e Armelle (Camerun) e sr Josiane (che elenca varie forme di povertà presenti in Madagascar) e che è giunto fino a noi grazie al viaggio di Papa Leone, che ha detto in Camerun:
“Il mondo è distrutto da pochi dominatori ma è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali. Guardiamoci negli occhi: siamo già questo popolo immenso!”
Il grido dei PRIGIONIERI, visitati presso la Casa Circondariale della Dozza da sr Rossella, Benita (che ha raccontato a tavola la sua esperienza ventennale in carcere prima come infermiera e poi come volontaria) e da Michele, giovane medico, specializzato in Psichiatria e da poco assunto per curare i detenuti. Condivide le sue prime impressioni su questo “mondo a parte”…
Il grido della GUERRA attraverso le parole di Mariangela, che frequenta da tempo una famiglia originaria del Nagorno Karabakh (regione caucasica contesa tra Armenia e Azerbaigian), e il messaggio pasquale di un parroco della Cisgiordania (dove i coloni israeliani stanno rendendo la vita impossibile ai palestinesi, cristiani e non).
Ossigenati e felici, ringraziamo la Madonna e il suo Appennino, ma prima di ripartire… foto di gruppo!
Carissimi/e tutti/e, era il 4 ottobre 1966… quando la Casa della Carità di Corticella (già inaugurata dal Card. Lercaro il 25 luglio di quell’anno) apriva le sue porte ai primi Ospiti, alle prime suore Carmelitane MInori e ai primi Volontari, tanto generosi quanto ignari di quello che stava cominciando, grazie alla disponibilità di don Giuseppe Nozzi e della sua comunità parrocchiale. Quindi…
QUEST’ANNO COMPIAMO 60 ANNI!!!
Inizieremo i festeggiamenti nella solennità dell’ASCENSIONE DEL SIGNORE, Mistero a cui è dedicata la nostra Casa. Questo è programma della giornata, a cui siete tutti invitati!
Ovviamente, ogni genere di aiuto è ben gradito… Se volete offrirlo, potete fare riferimento a:
per la cucina, a MARINA ZANELLA
per l’intrattenimento e la logistica, a DANIELE VALGIMIGLI
Lo confesso: per me è stato amore a prima vista. Dalla prima volta (2022), il mio cuore l’ha riconosciuto e amato, ogni volta l’attesa mi ha resa felice di rivederlo, ogni volta lasciarlo mi ha fatto soffrire.
Cosa avete capito? Sto parlando di Pianaccio, l’angolo verde in cui la nostra comunità ogni estate trova rifugio dalla calura, dal traffico e dall’aria pesante della città. Ma non è solo un cambiamento di luogo e di clima ciò che rende speciale la nostra vacanza: è soprattutto un cambiamento di stile, schemi, abitudini, atteggiamenti, relazioni… è fare un’esperienza di liberazione dalla rigidità, la scoperta che tanto (o tutto?) può essere modificato, perché nulla è immutabile, anche se… “si è sempre fatto così”!!!
Ecco allora che la celebrazione dell’Eucaristia (quando abbiamo avuto un sacerdote) è stata felicemente collaudata al pomeriggio anziché al mattino. Ecco che nella preghiera del mattino e della sera abbiamo provato a mettere al centro il Vangelo del giorno. Ecco che, volendo vivere un’ora di adorazione per la pace con tutta la comunità e non potendo farlo nella cappellina troppo piccola, abbiamo trasformato il prato in uno spazio sacro, cinto dal muro di ortensie. Ecco che ogni nuova settimana è cominciata con un’assemblea di ospiti, suore e volontari, in cui esprimere desideri e richieste, prevedere arrivi e partenze, avanzare critiche e proposte (tutto verbalizzato), cosicchè il programma dei giorni a seguire si delineava con il contributo di tutti, e non solo delle suore. Evviva la sinodalità!
La vita a Pianaccio è piena di sorprese, e più ci stai, più ti alleni ad affrontarle. Può essere uno scorpione nel bicchiere o un serpente sotto un vaso, una cuoca che ci fa lezione di ginnastica posturale (mentre qualcuno preferisce il Tai Chi), l’acqua che non esce più dai rubinetti e che ci costringe a lavarci di meno, un black-out che ci riporta ai tempi in cui non c’era l’ascensore (Andrea però forse non li ha rimpianti) ma che ci regala un’ultima cena a lume di candela… Ancora: una nuova amicizia nata in acqua, nel bel mezzo della piscina di Vidiciatico (Federico e la sua mamma), un benefattore che ci offre un pranzo al Rifugio Segavecchia, le colazioni a 5 stelle preparate nella notte dall’amico fornaio (Alex), i fantastici 15enni romagnoli che ci hanno fatto rivedere i nostri pregiudizi sull’adolescenza… Eravamo lontani ma non scollegati dal mondo: sr Rossella è riuscita a mantenere una sua presenza tra i detenuti della Dozza e a partecipare a nome di tutti alla preghiera a Montesole per le vittime della guerra; agli inviti del Papa abbiamo risposto anche noi da lassù, offrendo anche ai locali la possibilità di invocare la pace con l’Adorazione nella chiesa parrocchiale.
Al termine delle 6 settimane abbiamo raccolto i pareri pro e contro l’esperienza fatta da chi è rimasto fino alla fine (e chi volesse aggiungere il proprio sappia che ci farebbe piacere riceverlo): non tutto è piaciuto a tutti, ovviamente, mentre è stata largamente condivisa la preziosità della dimensione comunitaria. Vivere insieme sotto lo stesso tetto e condividere preghiera, pasti, lavoro, relax, gioco… aiutarsi a vicenda nei servizi concreti, rimediare agli immancabili guasti tecnici, affrontare gli imprevisti, gestire i soliti conflitti, inventare modi per coinvolgere grandi e piccoli, accogliere i nuovi arrivati o i visitatori occasionali… e godere della divina bellezza della natura, che da sola stimola a vivere in armonia con se stessi e con gli altri. Pianaccio è tutto questo e molto altro.
E i nostri “padroni di casa” come hanno vissuto la vacanza? Ecco una panoramica veloce per rispondere a tutti quelli che mi hanno chiesto notizie in questi giorni, nella consapevolezza che è impossibile restituirvi qui la bellezza multiforme della sinfonia unica creata dalle loro singole originalità.
Luciana prima di partire si è attardata (strano!) per un ultimo saluto: “Ciao ciao mia cameretta, ciao ciao letto, ciao ciao comodino, ciao ciao armadio…” perché il suo nido era diventato quello, così come la sua base operativa era il tavolo a piano terra, dove ha continuato a scrivere e sovrascrivere note e calendari, rappezzare il suo quadernone, colorare fogli, mani e magliette… ma tutto ciò non le ha impedito di suonare cantare ballare imboccare abbracciare riattaccareidenti e sguazzare in piscina come un pesciolino!!! Claudia ha goduto moltissimo della compagnia: di chi ha disegnato con e per lei, di chi le ha dedicato canzoni su sua richiesta, di chi l’ha caricata e portata in giro (non importa dove, l’importante è andare), tanto da chiedere esplicitamente di restare a Pianaccio, pur desiderando anche di rivedere la mamma e di tornare al Centro. Veronica si è esercitata nel lancio del cucchiaio, sport in cui ha ricevuto riconoscimenti, coccole e in più i festeggiamenti per il suo 31° compleanno. Stefania è stata serena e non ci ha fatto mancare i suoi gorgheggi e le sue sghignazzate. Elena ha continuato a dirigere il traffico domestico, amorevolmente arginata da coordinatrice & socie per non farla stancare, ma ha potuto anche dedicarsi ai suoi hobby: uncinetto, shopping, telefonate, misurazione della pressione… e naturalmente partecipare al campo-famiglie della parrocchia, dove si è distinta nell’arte delle barzellette. Insieme a lei anche Laura, che si conferma dotata di energie inesauribili, nelle pulizie, nei laboratori, nei servizi, nel gioco, nelle camminate… e nel parlare parlare parlare par… Adriana si è espressa nelle sue mansioni consuete (stendere raccogliere apparecchiare sparecchiare spazzare) ma finalmente anche nel gioco, nelle grigliate e soprattutto in piscina, dove l’ho vista felice come una bambina. Mery ci ha stupito per la sua connessione con la situazione, pronta a rispondere alle domande e alle battute, attenta agli altri, partecipe nella liturgia, reattiva alle sollecitazioni (talvolta un po’ troppo), contenta di sfoggiare il meglio del suo sorriso e del suo guardaroba nei giorni di festa. Andrea ha recuperato forze e voce; l’appetito non l’ha mai perso. Le sue Ave Marie hanno scandito i giorni e le notti (per la gioia di chi dormiva in zona), ma anche le sue risonanze sulla Parola sono state perle lanciate… (ai porci?). Piero ha conquistato molti cuori, con le sue cartoline, i suoi slanci affettuosi, le sue risate, i suoi sguardi, i suoi sobbalzi, le sue convocazioni con il dito puntato… insomma con tutta la sua arte mimico-gestuale degna di un attore di teatro. Sebastiano non gli è stato da meno: da cacciatore esperto, ha catturato con la sua rete decine di sprovveduti, in casa, per strada, in piscina, al rifugio, in chiesa, dovunque. La sua preghiera insistente ha bussato alle porte del Cielo ogni giorno intercedendo per le persone più care: i suoi genitori, la cugina, l’amico della polenta, don Giovanni, l’Elena, “quello là che ha detto che quando torna mi porta un bel regalo”, ecc ecc… Tatto resta fedele al suo ruolo di chierichetto in alba bianca, al suo amore per la doccia (?) e alle sue parole-chiave: Rosso! Verde! Basta! A casa! Marcello!
Quale lezione portiamo a casa da Pianaccio?
Innanzitutto, la GRATITUDINE per tutti quelli che ancora rendono possibile un’esperienza tanto bella quanto diversa dal nostro standard abituale (niente Centri Diurni, né servizi educativi, nessuna OSS ad aiutarci, meno volontari ma più stabili e conviventi).
Poi, la CONSAPEVOLEZZA della complessità: i preparativi, la manutenzione, la gestione economica, gli approvvigionamenti, l’assistenza sanitaria, il coordinamento dei volontari, la logistica, l’animazione, la cura per la liturgia… solo un gioco di squadra può far funzionare un simile “baraccone”. In un’epoca che è in continuo cambiamento e che ci chiede di rinnovare le modalità di gestione per renderle sostenibili oggi, con quelli che siamo (e che non siamo più). In questa squadra c’è posto per tutti e ognuno può (deve) metterci il suo pezzetto, senza sensi di colpa e senza presunzione, senza dare per scontato che ci pensi “la suora” o… la Provvidenza (che non è mai mancata, ma che agisce attraverso di noi).
Infine, la bellezza del FAR FAMIGLIA in questa miscela di sacro e profano, divino e umano, contemplazione e azione… che da sempre caratterizza le Case della Carità, una ricetta da custodire e tramandare come strumento della Chiesa per la testimonianza del Vangelo. In montagna come in pianura. Ma… ora che siamo tornati in pianura, voi che siete la nostra famiglia, DOVE SIETE?
A questo punto, lascio la parola ad Andrea: BASTA CHE TI MUOVIIII!!!!
01 giugno 2025 – Festa della Casa della Carità – Solennità dell’Ascensione
Ecco i momenti salienti della nostra festa:
La S.Messa in Parrocchia
Per la nostra casa della carità, frutto bolognese del Concilio e figlia di questa comunità parrocchiale “in uscita”, perché continui ad essere segno e strumento dello Spirito Santo che anche oggi ci incoraggia e ci invia al mondo per testimoniare quanto Dio ci ama, così come siamo.
Il momento di preghiera in giardino
La festa dell’Ascensione al cielo del Signore è il mistero della vita di Gesù a cui è dedicata la nostra Casa della Carità di Corticella.
Rendiamo grazie al Signore di tutta la vita che ci ha donato in questo anno e gli chiediamo che la festa della sua Ascensione illumini, ispiri e incoraggi la nostra vita insieme, il cammino comunitario e di ciascuno.
Ascendendo in cielo Gesù ha portato la nostra umanità e la storia degli uomini e delle donne del nostro tempo già in Dio, al sicuro. Al tempo stesso Gesù ci benedice e ci manda ad essere suoi testimoni. E’ quindi una festa che produce un sottosopra tra cielo e terra: la terra è portata in cielo nella divina umanità di Gesù, e il mondo (la terra) è luogo dove il cielo di Dio cammina attraverso i suoi discepoli, riempiti di Spirito Santo.
La Casa della Carità assieme all’Oratorio, alla Fraternità Tuscolano 99 e al Carcere della Dozza, luoghi che arricchiscono la Zona Pastorale Corticella, sono stati riconosciuti, in questo anno giubilare, dal nostro Vescovo, luoghi di speranza. Speranza paradossale perché annunciata attraverso la piccolezza.
Abbiamo preso sul serio la fiducia con cui Gesù ci fa tutti suoi discepoli e proprio per questo ci aiuteranno, a pregare e rendere lode a Dio, delle testimonianze da questi quattro luoghi ai quali abbiamo chiesto come vivono l’essere testimoni di Gesù, testimoni di speranza, testimoni di come l’Amore di Dio trasforma piccolezza e fragilità in occasione di vita nuova, annuncio di gioia che apre alla speranza.
2° Luogo di speranza: Casa Circondariale “Rocco d’Amato” – La Dozza
Commento raccolto dai volontari al momento di lettura del Vangelo settimanale, il martedì pomeriggio assieme ad alcune persone detenute. Nella Festa dell’Ascensione ci siamo chiesti come essere testimoni anche noi, lì dove siamo: al carcere della Dozza, 3°piano, braccio B.
Quando ho fatto la valigia, perché sapevo che dovevo venire in carcere, ho preso solo un libro con me: la Bibbia di Gerusalemme, quella a copertina rigida. Ma non riuscivo ad aprirla, a leggerla. Ero arrabbiato, lo rifiutavo. Così a un colloquio, l’ho rimandata a casa, sfidando quasi Dio. Durante un’attività, una suora mi ha chiesto: “C’è Dio qua dentro? O è fuori?”, io subito ho risposto “No, Dio è fuori”. Poi quella suora ha insistito per regalarmi un piccolo vangelo. Piano piano ho iniziato anche a tornare a Messa. Ho sperimentato l’assenza di Dio qui dentro. Poi pian piano ho capito che potevo trovarlo anche qui, sotto altre forme. Diciamo che essere qui mi ha costretto a cercarlo. Mentre fuori di qui, Dio era molto presente. Il momento di assenza mi ha costretto a cercarlo in piccole cose.
Per me invece il contrario: fuori non andavo a messa, ma dentro mi sono da subito affidato a Lui e mi ha dato conforto. La prova della sua vicinanza? Quando stavo per entrare qua, ho pregato per avere la forza. Entrato, ho pianto, come tutti, ma dentro ho sentito una forza, mi sentivo quasi sereno. Caspita me l’ha data davvero la forza. Qui vivo il crederci veramente, che magari fuori si era affievolito. E adesso mi trovo io a dire a mia moglie (che, come ero io prima, non va in chiesa) “dai, porta i bambini in Chiesa per Pasqua, almeno che facciano un segno di croce!”.
Ho visto la sua presenza nella disperazione, nella sofferenza, nelle situazioni sbagliate che si vivono qua.
Io credo che nell’incontro con l’altro, trovi Dio. Se ripenso alla mia vita, certi incontri, certe storie sentite raccontare da altri e custodite, sono state esperienze di Dio. Così rileggo anche il mio cammino qui dentro: io, l’altro e Dio.
Appena arrivati qui in sezione c’era la regola (posta dagli anziani che erano già dentro da un pò) che i compleanni non si potevano festeggiare. Noi abbiamo abbattuto questa regola. E li festeggiamo. Anche se uno non vuole, perché non vuole festeggiarlo qui dentro, per mille motivi, noi gli facciamo trovare la torta e non ti dico cosa facciamo per avere pure la candelina (che in carcere non si può detenere). Ma poi uno è contento. Abbiamo cambiato questa cosa.
Essere testimoni è tramandare alle generazioni future, è un passaparola. Portare un’esperienza ad altri. L’essere testimoni è una cosa collettiva. E’ come una spinta orizzontale: come quando si lancia un sasso nello stagno.
3° Luogo di speranza: La Fraternità “Tuscolano 99”
Cura della Fraternità
La Fraternità è una creatura fragile. Ha bisogno di cura e di premura per non fermarsi allo stadio di convivenza. La Fraternità è come un bambino piccolo: è corredata di quanto gli serve per sopravvivere, ma è fragile e domanda protezione. Non preoccupano le malattie dell’infanzia se viene aiutata ad affrontarle. La Fraternità è come un orto: ti riempie di frutti buoni se la circondi di cure costanti. La Fraternità non è una creatura nostra, ma di un Altro che ce l’ha affidata: non avrebbe vita se non le fosse stata donata, ma non avrà vita se non gliela diamo noi. La Fraternità non resta se viene dopo il resto. La Fraternità è il nostro primo dono alla Chiesa e al Regno. Il ministero al quale siamo chiamati prima e al di là di ogni investitura clericale. Siamo tutti “curati” della Fraternità. La Fraternità è il dono che ci scambiamo e rende possibili altri doni. Se non la cerchiamo non la troviamo, se non la custodiamo avvizzisce, se non la viviamo muore. Ho bisogno della Fraternità. Posso sperarla come un dono, ma, come un dono, non la posso pretendere.
4° Luogo di speranza: La Casa della Carità
Signore, noi della Casa della Carità ti lodiamo perché ci fa tuoi testimoni, con le nostre vite, così come siamo.
Ci fai costruttori di speranza con le nostre mani….
Quando serviamo le persone, aiutiamo a mangiare chi non riesce, facciamo carezze. Quando lavoriamo stendendo i panni, cucinando le verdure. Quando preghiamo, sfogliamo le cartoline, facciamo braccio di ferro con Andrea, facciamo le braccia della Claudia aiutandola a disegnare. Quando facciamo compagnia mentre gli altri lavorano, quando andiamo al laboratorio e a fare i lavoretti, quando facciamo i disegni, facciamo le coccole e gli abbracci lunghi lunghi.
Ci fai costruttori di speranza con le nostre bocche….
Quando diciamo parole gentili e dolci; quando diciamo parole belle come “ti voglio bene”; quando diciamo le preghiere; quando diciamo a qualcuno “sei bello”; quando assaporiamo il buon gusto dello stare in compagnia, nel fare puzzle; quando viene Sara e altri amici a stare con noi.
Ci fai costruttori di speranza con le nostre orecchie….
Quando ascoltiamo il Vangelo; quando sentiamo la pappa della Stefania che suona e chiamiamo qualcuno; quando sentiamo arrivare qualcuno e lo riconosciamo subito; quando ascoltiamo parlare le persone anche quando si ripetono; quando ascoltiamo la musica scelta da qualcun altro in salone.
Ci fai costruttori di speranza con i nostri occhi…
Quando stiamo attenti ad esserci tutti, che ci sia Tatto, che nessuno rimanga indietro; quando vediamo la bellezza, la meraviglia, il sole; quando vediamo ciò che ci dà il Signore; quando vediamo tanta gente che passa in Casa della Carità; quando vediamo qualcuno da invitare a cena,controlliamo se c’è posto per tutti e, se no, ne aggiungiamo.
Il Pestacolo
“Un cesto, un ponte e la speranza”
L’ambientazione della storia: due villaggi e due popoli, separati da un fiume e da caratteristiche diverse che alludono a due opposte concezioni della vita. Da un lato, Arco, amante della natura e dei suoi prodotti, prolifico e spensierato (la sua passerella è sulle note di “Cacao Meravigliao”) e dall’altro Baleno, orgoglioso del suo livello tecnologicamente avanzato, proteso alla crescita economica del paese (il suo inno è “Money Money”). Una diversità che resta pacificamente accettata, finchè qualcuno non accende la miccia dell’invidia. Il conflitto che ne deriva risponde alle stesse logiche dei “giochi di guerra” che ben conosciamo e che purtroppo usano armi diverse dalle bolle di sapone (ma sono altrettanto inconsistenti). Alla fine, solo il ponte dell’amore può (potrà) trasformare la contrapposizione in reciprocità, riconciliare i cosiddetti Sud e Nord del mondo e veder nascere “di due un popolo solo” (Efesini 2,14). Questa è la nostra Speranza!
I protagonisti: gli Ospiti collocati al centro… del palcoscenico, mostrando a tutti il loro talento espressivo, la loro disponibilità a prendersi in giro, a giocare con i ruoli ribaltando gli schemi, a fare da specchio a noi “normodotati” e alle nostre carenze e manie. Altro che “poverini”!
Così Luciana (attrice nata), simpaticissima ma anche notoriamente cocciuta nelle sue prese di posizione, diventa la regina che rivendica la propria libertà di scegliere chi sposare, sottraendosi alle trame di chi vuole servirsi di lei per conquistare potere: “Nnno! Io amo un altro!!!” (battuta fulminante, inventata da lei, non prevista dal copione). Accanto a lei Elena, calma e sovrana, autorità indiscussa ad Arco come in casa nostra, si stupisce che le sia sfuggita un’informazione preziosa circa i veri proprietari del cesto sacro: “Eppure io so sempre tutto…” (e il pubblico, che la conosce bene, esplode in una risata). Sebastiano, dipendente dal proprio servo, che dipende a sua volta dalle ambizioni mai soddisfatte del proprio padrone (misteri del servizio), ricorda tanto le dubbie complicità che si creano in comunità per ottenere riconoscimenti e affetto (o qualche regalino). Piero, re poco loquace (a differenza della sua ministra Laura), esprime con una sola battuta tutta la stupidità di chi ancora oggi scatena guerre, senza un motivo serio che valga la pena ricordare: “Mooooh?”. Mery, fiera custode del cesto conteso, è apparsa così consapevole della preziosità del suo contenuto (tre pani fragranti, simbolo della Parola di Dio, dell’Eucaristia e della Carità) da far sorgere la domanda: ne ha colto davvero lo spessore teologico di nutrimento spirituale oppure –come tanti- si è accontentata del livello materiale che soddisfa la pancia?
L’arte teatrale consente queste e altre letture a molteplici livelli… divertendoci e divertendovi, abbiamo lanciato dei messaggi serissimi. Ora tocca a voi coglierli.
e poi Apericena e balli di gruppo… ma non mettiamo le foto per non farvi troppa invidia… 🙂
C’era una volta… una regina africana appassionata di Bob Marley e due principesse altrettanto scatenate, una donna-ragno più affettuosa che mai, una cow-girl in combutta con il diavolo e un domatore invidioso della criniera dei leoni, un medico indeciso se fare il prete, una coppia di topi celebri in tournée, una fata turchina in cucina e il suo sposo saltimbanco, un’avvenente agente dell’FBI e un paio di piratesse… un’unica suora vestita da suora, le altre… chi le riconosce è bravo! Grandi assenti per virus: Piero e Luciana, di cui abbiamo patito il vuoto incolmabile nelle coreografie. Recupereremo più avanti… nel frattempo, godetevi lo spettacolo!